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Palmieri: “Agenda digitale, dare priorità alla cultura IT”

Il deputato di Forza Italia e responsabile Innovazione del partito: “Serve un impegno congiunto di governo e Parlamento”

di Federica Meta

 

“Il 2014 deve essere l’anno della svolta: i tre obiettivi di Caio devono essere realizzati senza nessuna scusa”.
Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia e responsabile Innovazione del partito, non usa mezzi termini e avverte: “Basta meline sul digitale: ci sono i progetti, ci sono leggi e ora bisogna passare alla fase operativa”.
La convince la strategia messa in campo dal governo sull’Agenda?
I progetti individuati – anagrafe unica, identità digitale, fatturazione elettronica – sono la chiave per rilanciare l’Agenda. Per cui dico che, sì, è da lì che si deve partire. Ma, allo stesso tempo, vedo un ritardo non più accettabile sul varo dei decreti attuativi servono a per realizzare quanto stabilito dai precedenti provvedimenti, a cominciare dal Crescita 2.0. Quindi chiedo al governo di lavorare in parallelo. Noi siamo pronti a collaborare. Anche se Forza Italia è all’opposizione, crediamo, infatti, che il digitale sia un bene comune di cui si devono occupare le forze politiche tutte insieme.
Caio si occuperà anche della stesura di un nuovo rapporto sullo stato della banda larga in Italia. Riuscirà a fare tutto? Ovvero avviare i progetti e monitorare le infrastrutture?
Caio è un manager di lunga data e consolidata esperienza e non dubito che ce la farà. Personalmente da mesi chiedevo in ogni occasione, pubblica e privata, che ci fosse una ricognizione effettiva sulla reale diffusione della banda larga in Italia. Sono lieto che Caio abbia avviato questa attività. Ora la sua task force deve lavorare presto e bene e dare piena trasparenza ai risultati. A tal proposito suggerisco al commissario Caio di presentare i risultati di questa indagine pubblicamente alla Camera dei Deputati. Sono peraltro convinto che scopriremo di essere messi meglio di quanto comunemente si dice.
Quali ostacoli crede che si possano incontrare nella realizzazione dei tre progetti?
Credo che gli ostacoli siano principalmente di natura culturale e politica. O meglio partitica. Mi spiego: l’anagrafe unica, la fatturazione elettronica e l’identità digitale richiedono non solo tecnologie all’avanguardia, ma soprattutto una PA e dei cittadini all’avanguardia che devono essere adeguatamente formati. Per questo motivo ritengo essenziale lavorare sul versante dell’alfabetizzazione digitale, a cominciare dalla scuola per arrivare fino a coinvolgere il mondo produttivo. L’altro ostacolo riguarda l’atteggiamento dei partiti, in questi mesi distratti da altre – seppur importanti tematiche – a cominciare dalla riforma delle legge elettorale. Spero vivamente che, invece, non ci si distragga troppo da un settore così rilevante e anticiclico come il digitale.
Complessivamente, a suo avviso, il governo sta facendo abbastanza sul fronte digitale?
Ci sono cose che vanno affrontate con più coraggio, a mio avviso. A cominciare dalle politiche di attrazione degli investimenti esteri. In questo senso non è pensabile una legge come la web tax – il problema della tassazione esiste ma deve essere gestito a livello Ue – che scoraggerebbe l’arrivo di nuovi capitali, in barba a l’obiettivo che si propone “Destinazione Italia” ovvero attrarre investimenti esteri e promuovere la competitività delle imprese italiane. Inoltre credo che sia necessario sostenere lo sviluppo delle imprese innovative tramite incentivi fiscali da dare, in particolar modo, alle piattaforme di distribuzione dei contenuti digitali.

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