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Open Data Index: quanto siamo aperti?

Lo studio Open Data Index, realizzato ogni anno dalla fondazione Open Knowledge, analizza il livello di divulgazione e accessibilitĂ  dei dati di interesse pubblico a livello globale, stilando una classifica dei Paesi che mettono a disposizione il migliore set di dati aperti.

Gli “open data” secondo la definizione di Open Knowledge sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque e a qualsiasi scopo.

Il primo indice che emerge dalla classifica di Open Knowledge è che solo l’11% delle informazioni mondiali è disponibile in formato aperto ed accessibile a tutti.

L’indice prende in considerazione la disponibilità e accessibilità di dati in dieci settori, tra cui la spesa pubblica, i risultati elettorali, i dati delle aziende private e gli orari dei trasporti pubblici.

Open Knowledge stila per ogni Paese una classifica dettagliata delle categorie maggiormente accessibili assegnando un punteggio in percentuale che corrisponde alla somma data dalla scomposizione analitica di 9 condizioni di apertura. Per ottenere il 100% i dati di ogni singola categoria analizzata devono risultare:

1. Esistenti;
2. Digitali, cioè conservati su un supporto digitale e non solo cartaceo;
3. Pubblici, e quindi disponibili senza la necessitĂ  di utilizzo di password, autorizzazioni e senza limitazioni;
4. Gratuiti;
5. Online, ossia accessibili via internet;
6. Leggibili dalle macchine, ad esempio un file JPE è un formato digitale ma non leggibile;
7. Scaricabili in unici stock, e ciò avviene quando non ci sono limiti nelle parti di dati di cui è possibile effettuare il download;
8. Con licenza aperta, i dati devono essere, infatti, libero per l’utilizzo, il riuso e la ridistribuzione;
9. Aggiornati.

Al podio della classifica si trova la Gran Bretagna con un punteggio totale del 96%, seguita da Danimarca e Francia.

Per trovare l’Italia dobbiamo scendere alla 25esima posizione. Le banche date italiane aperte ottengono i maggiori punteggi nell’area dei risultati elettorali e delle statistiche nazionali. La situazione peggiore si riscontra nell’ambito della finanza pubblica e delle spese effettuate dal Governo. Manca infatti in Italia una legge sull’accesso alle informazioni della pubblica amministrazione.

In linea generale in tutti i Paesi presi in esame i maggiori problemi si riscontrano nel reperire dati aperti riguardanti la finanza pubblica. Infatti, sebbene i bilanci e le previsioni di spesa sono nella maggior parte dei paesi occidentali pubbliche, lo stesso non si può dire del dettaglio delle singole voci di finanziamento.

Solo due Paesi su 97 (Gran Bretagna e Grecia), infatti, forniscono puntualmente le voci specifiche delle spese del governo. Il Regno Unito ha inoltre adottato il formato ODF per i documenti delle istituzioni pubbliche.

 

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