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Computational social sciences. Non importa quanto siano grandi le nostre città, viviamo tutti in villaggi

Traduzione dell’articolo originale del Santa Fe Institute del 1 Luglio 2014

Istintivamente, lo spirito della comunità chiusa dei villaggi e il traffico affollato delle grandi città suggeriscono livelli di qualità della vita sociale molto differenti. Uno studio pubblicato dal Journal of the Royal Society Interface dimostra, tuttavia, che le reti sociali degli abitanti delle città non sono poi tanto diverse da quelle di chi abita nei villaggi. Gli scienziati del Santa Fe Institute e del Senseable City Lab del MIT con i ricercatori del British Telecommunications e di Orange Labs hanno collaborato al fine di esaminare le relazioni sociali delle persone che vivono in paesini e nelle città in Portogallo e nel Regno Unito.

I sociologi sono stati a lungo interessati ai modi in cui le città influenzano le interazioni sociali, ma finora le metodologie per quantificare queste interazioni erano basate su sistemi di indagine tradizionali – essenzialmente,  chiedendo alle persone con chi parlavano e quanto spesso, un approccio che richiede molto tempo e dipende fortemente dall’accuratezza delle risposte degli intervistati.

Oggi, le compagnie di telecomunicazione registrano ogni telefonata effettuata da ogni utente – informazioni che includono la durata delle chiamate, il luogo e i numeri digitati. Come base del loro studio, i ricercatori hanno ottenuto un dataset comprendente la maggior parte delle chiamate su rete fissa fatte nel Regno Unito nel periodo di un mese nel 2005 e un’altra serie di dati di milioni di telefonate su dispositivi mobili effettuate in Portogallo durante un periodo di 15 mesi tra il 2006 e il 2007 in Portogallo. Messi insieme, questi due gruppi di dati rappresentano diversi miliardi di telefonate. “Questo è un materiale di studio senza precedenti, pronto a cambiare il nostro modo di comprendere la società – che potenzialmente apre le porte a ciò che alcuni hanno iniziato a chiamare computational social sciences”, dice  Carlo Ratti , direttore del Senseable City Lab del MIT, uno dei coautori dello studio.

I ricercatori hanno poi costruito una rete di interazioni telefoniche per ogni città del Regno Unito e del Portogallo, in cui ogni singolo utente è stato rappresentato da un punto e le connessioni da una linea.

Le analisi della rete di dati effettuata dal team di ricercatori ha dimostrato che il numero di telefonate fatte da un individuo, così come il numero totale delle sue connessioni, dipende dalla grandezza della città in base a una relazione matematica: più grande è la città in cui si vive, maggiore sarà il numero di persone chiamate e di telefonate effettuate. Paradossalmente, questa relazione è molto lineare, nel senso che in media, raddoppiando la grandezza della città, il numero di interazioni sociali raddoppierà in modo prevedibile.

people connection

Il team ha anche scoperto, a ogni modo, che i raggruppamenti per cerchie sociali (le probabilità che gli amici di una persona si conoscano a loro volta tra loro) non cambia con la grandezza della città, indipendentemente da fatto che si viva in una cittadina di cinque miglia quadrate di Lixa nel nord del Portogallo o nell’affollata capitale Lisbona.

I risultati dimostrano che gli esseri umani, sia che vivano in piccole città che in grandi città, istintivamente tendono a formare comunità sociali ristrette. Solo che se si vive in una piccola comunità il proprio cerchio sociale è più o meno determinato da coloro che vivono attorno, mentre in una grande città vi è maggiore libertà per selezionare chi tra le migliaia di persone attorno costituirà la propria cerchia sociale.

“Sembra che anche nelle grandi città tendiamo a costruire comunità affiatate, o “villaggi”, attorno a noi”, dice Ratti, “In un villaggio reale, le connessioni possono essere determinate dalla prossimità, mentre in grandi città si seleziona una comunità in base alle affinità, gli interessi, le preferenze sessuali, per esempio”.

Questo mette in evidenza ciò che è fondamentale sapere sulle città, dice il coautore Luis Bettencourt, che, insieme con il coautore Geoffrey West, guida il gruppo di ricerca Cities, Scaling, & Sustainability dello SFI.

“Le persone tendo a pensare alle città come a una somma di persone, edifici, strade, tubature a così via”, dice, “Ma a un livello molto più importante, le città sono delle connessioni. Queste connessioni formano reti di persone e organizzazioni che rendono possibile la produzione di tutti i prodotti della civilizzazione, dalle economie moderne alle innovazioni immediate dalle strutture amministrative complesse alle istituzioni sociali”.

“Che le interazioni sociali per persona aumentano all’aumentare della grandezza delle città spiega come indicatori socioeconomici, come il PIL e il tasso di criminalità, cresce in modo lineare” aggiunge. “Abbiamo sviluppato diverse teorie che stimano la crescita lineare di connessioni sociali, ma questa è la prima volta che possiamo osservare questo fenomeno in modo diretto ed esplorarlo nel dettaglio! E’ davvero eccitante”.

Markus Schläpfer del MIT’s Senseable City Lab e dello SFI, un’altro dei ricercatori, sostiene che i risultati della ricerca del team hanno importanti implicazioni anche nel modo in cui informazioni e idee si diffondo nelle città. Infine, questo può anche aiutare i ricercatori a capire fenomeni quali la prevalenza di certe malattie contagiose”.

“Questa è stata un’opportunità incredibile, resa possibile dall’attuale diffusione di tecnologie di comunicazione mobile”, continua, “L’esattezza di dati di questo tipo continuano a migliorare. Sarà straordinario utilizzarli in futuro per vedere come le città di tutto il mondo riproducano lo stesso modello che è stato osservato in Portogallo e nel Regno Unito, e notare come nelle città con un più veloce tasso di crescita si sviluppino delle immense reti sociali”.

I coautori dello studio “La crescita delle interazioni umane correlata alla grandezza delle città” sono Schläpfer; Bettencourt; West; Ratti; Mathias Raschke di Raschke Software Engineering, Sébastian Grauwin di the Senseable City Lab, Rob Claxton del British Telecommunications, e Zbigniew Smoreda di Orange Labs. Il progetto è stato sviluppato all’interno del progetto di Ericsson “Signature of Humanity”.

Leggi paper originale su Journal of the Royal Society Interface (July 2, 2014) .

Vai all’articolo originale dello SFI 

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