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Burocrazia e poco sostegno: l’innovazione secondo i top manager italiani

Quadro contraddittorio dal Global innovation barometer di GE: big data ancora indietro e scarsa autonomia ai team creativi. Accesso al credito e protezione dei segreti aziendali gli altri punti critici dei senior business executive nostrani

FONTE: WIRED.IT di Simone Cosimi, Giornalista – Pubblicato novembre 12, 2014

Raccoglie le opinioni dei senior business executive, insomma dei top manager di imprese e aziende. Per capire, tramite un colossale sondaggio, la loro idea a 360 gradi sul livello d’innovazione del Paese, le prospettive, gli ostacoli che rimangono da superare.

È il Global innovation barometer di General Electric, un’indagine internazionale condotta dalla società di ricerca Edelman Berland per conto della multinazionale statunitense e serve appunto a esplorare come stia mutando la percezione dell’innovazione ai piani alti delle imprese.

La base è l’indagine fra i manager (il 31% dei quali a livelli di elevati incarichi dirigenziali come Ceo, Coo e così via) su tre aree specifiche: il processo ideale d’innovazione, le politiche pubbliche del proprio Paese (26 i mercati messi sotto la lente) e i trend che stanno segnando il settore.

Il quadro che esce dalle opinioni dei manager italiani è, come spesso accade, piuttosto contraddittorio. Solo il 50%, per esempio, ritiene che le persone vivano meglio di dieci anni fa grazie all’impatto dell’innovazione. Decisamente sotto la media degli altri mercati presi in considerazione (80%). Tuttavia il 90% è d’accordo sul fatto che i temi dell’innovazione stiano diventando tasselli essenziali di un gioco globale e che occorra appunto un approccio internazionale per raggiungere il successo. In questo caso, ci credono più della media, ferma all’82%.

Così come credono di più (87 contro 77%) che sia necessario un alto livello di collaborazione. Insomma che le novità arrivino da un lavoro di squadra. Ma, ennesima contraddizione, solo il 46% ritiene alla fine che nell’ultimo anno questo lavoro abbia dato frutti in termini di ritorni economici. Come dire: ci speriamo ma la macchina sembra andare a rilento.

Per la stragrande maggioranza, però, sono le piccole e medie imprese e le startup a guidare le dinamiche dell’innovazione: 60% contro 41% di media. Il che è in fondo intrinseco al tessuto produttivo nostrano sebbene non confortato da altri studi, in particolare riguardo le Pmi. Le multinazionali sono lontane, ferme al 15%: da noi non sono percepite come vettori di novità.

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Quali sono le priorità per le loro aziende? Capire la clientela e i trend di mercato, anticipandoli, è centrale per il 92% dei top manager. Ben oltre la media dell’84%. La seconda chiave è attrarre e trattenere personale qualificato (83%). Su entrambi i punti, il giudizio positivo attuale è fermo poco sotto il 30%.

Quanto invece alla spinta più specifica per l’innovazione, fra i punti cruciali i senior business executive italiani piazzano gli investimenti insufficienti e lo scarso supporto finanziario (41%), seguiti dalla difficoltà di scovare e lanciare idee davvero rivoluzionarie e dall’incapacità di trasformare uno spunto dal piano startup a quello scaleup, insomma rilanciarlo sui mercati internazionali. Infine l’inerzia interna. Tutti fattori fermi al 32% e che pesano molto più che negli altri 25 Paesi analizzati.

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Per questo il 66% dei top manager ritiene che le aziende dovrebbero incoraggiare atteggiamenti creativi, in grado di sfornare idee originali. E il 76% crede che sia necessario farlo finanziando ricerca e innovazione ma tutelando il proprio core business. Tuttavia, queste idee rivoluzionarie – almeno per il 65% degli intervistati – fioccano da pianificazione e percorsi strutturati. Solo il 35% crede alle intuizioni spontanee, frutto della creatività di pochi.

Per questo il 74% dei manager – mostrando scarsa attitudine ad accordare autonomia a certe aree aziendali – pretende che i team di ricerca vengano collocati all’interno di funzioni aziendali già esistenti e definite. Chi scommette sulla totale indipendenza si ferma al 26%. Percentuale più bassa che altrove.

Per quello che riguarda i mezzi a disposizione, l’apprezzamento dei top manager italiani per le analisi predittive è più elevato che a livello globale (61% contro 53%). Peccato che su altri punti il ritardo sia evidente: il 32% dei partecipanti ha per esempio aggiunto di non aver mai sentito parlare di big data. Per il 4% si tratta addirittura di una moda e non di una realtà applicabile a livello economico.

Ma, sempre secondo quel quadro fatto di luci e ombre, il 30% – più della media – ritiene che la propria azienda sia pronta a sfruttarne al massimo le potenzialità. Anche se il 25% racconta che l’impresa non ha fatto nulla in più nell’ultimo anno per condurre analisi più approfondite su questa mole d’informazioni e non lo farà in futuro.

Quanto all’industrial internet, il sistema integrato fra macchinari, sensori e software produttivi che dovrebbe fare da piattaforma per l’internet delle cose, il machine learning e appunto i big data, in Italia non ne ha mai sentito parlare il 37% dei top manager. Un po’ meno che all’estero.

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L’aspetto curioso è che i top manager degli altri mercati giudicano il quadro innovativo italiano relativamente positivo: per il 41% l’Italia ha sviluppato un contesto favorevole all’innovazione. Peccato che i colleghi del Belpaese non la pensino allo stesso modo: solo il 27% ha un’opinione positiva del framework che dovrebbe spingere l’innovazione.

Quali i punti critici? Solo il 9% degli executive crede che il supporto governativo per l’innovazione sia organizzato efficacemente. La media internazionale è stellare: 40%. Su tutti, gli ostacoli da superare sono burocrazia, accesso al credito e incentivi per l’innovazione e protezione dei segreti aziendali: l’89% ritiene questi tre aspetti fondamentali per spingere l’innovazione in Italia. Solo il 9% pena che l’amministrazione aiuti nella giusta maniera le imprese ad alto tasso d’innovazione e il 92% ritiene insufficiente il supporto alle piccole e medie imprese. Altrove è il 61%.

http://www.wired.it/economia/business/2014/11/12/burocrazia-sostegno-linnovazione-i-top-manager-italiani/

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