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Big data, le aziende europee non li usano abbastanza

Un’indagine condotta su 1.651 imprese dell’Ue rivela un basso tasso di utilizzo e comprensione delle potenzialità di uno strumento che ha ancora molti margini di applicazione
di Maurizio Di Lucchio Fonte: wired.it – 19 Settembre 2014

http://www.wired.it/economia/business/2014/09/19/big-data-aziende-europee-non-li-usano-abbastanza/

I big data possono creare nuove opportunità di business per le aziende? Sì, peccato che siano ancora in pochi a sapere cosa siano e a cosa servano. Stando ai dati di un’indagine condotta nel 2013 da IDC, società di ricerche di mercato e consulenza in ambito IT, su 1.651 imprese dell’Unione europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito), più della metà delle aziende (il 53%) non ha adottato soluzioni per elaborare grandi quantità di informazioni non strutturate. In base alla ricerca, presentata durante il convegno IDC Big Data & Analytics Conference 2014 a Milano, il 15% delle compagnie si dichiara addirittura non familiare con l’argomento. In altre parole, non ha un’idea precisa di cosa siano.

C’è però chi riconosce invece in questi grossi volumi di dati un’enorme possibilità per comprendere meglio le esigenze dei propri clienti e migliorare prodotti e servizi. Il 24% delle imprese intervistate ha acquistato un’infrastruttura per catturare, scoprire ed analizzare big data e analytics e il 7% ha pianificato di dotarsi di strumenti di questo tipo entro 24 mesi.

I comparti che finora in Europa hanno scommesso di più sui big data sono: telecomunicazioni e media (che hanno scelto questi sistemi soprattutto per interagire meglio con l’utente finale e capire dove si trovano i clienti), servizi finanziari (che usano questi dati principalmente per algoritmi di trading e per profilare i clienti) e manifattura (che li sfrutta principalmente per analizzare le transazioni e interpretare meglio le informazioni provenienti dall’Internet delle cose). Tra i settori che invece prevedono di investire di più in big data entro il 2015 c’è l’healthcare, a dimostrazione che i big data possono essere utili per migliorare i servizi forniti al paziente, analizzare le evoluzioni di malattie e sindromi e anticipare eventuali azioni correttive.

E in Italia? Facendo riferimento a un campione più ristretto (100 imprese), dalla ricerca di IDC emerge che il 30% delle aziende ha puntato sui big data. Se il numero di compagnie prese in esame fosse stato simile a quello relativo allo studio sulle imprese continentali, il valore italiano sarebbe stato più alto rispetto agli altri Paesi Ue. Tuttavia, l’indagine mette in rilievo che il grado di maturità riguardo alla conoscenza e all’utilizzo di questi strumenti è ancora basso. Delle 30 aziende su 100 che hanno adottato sistemi per la gestione dei big data, ben 18 li hanno impiegati in progetti pilota e sperimentazioni tecniche limitate. Le imprese che invece non si sono dotate di servizi ad hoc hanno legato il loro no a diverse cause. Prima tra tutte, la carenza di competenze specifiche, seguita dalla non sufficiente comprensione dell’utilità dei big data e dai prezzi delle tecnologie, ritenuti troppo elevati.

I settori che in Italia hanno più investito nei big data sono la finanza, i trasporti, il retail e la pubblica amministrazione (che li utilizza soprattutto in ottica open data oppure per la lotta all’evasione fiscale). Per quanto solo una minoranza delle imprese abbia compreso il potenziale di queste tecnologie, gli investimenti nel settore stanno crescendo a ritmo sostenuto e si prevede che l’incremento sarà ancora maggiore nei prossimi anni. Se nel 2013 le aziende italiane hanno investito 148,6 milioni di euro in soluzioni per big data, nel 2018 si arriverà a quota 373,3 milioni, diretti soprattutto all’acquisto di software (36%), servizi IT (24%) e strumenti per lo storage (24%).

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