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Agenda digitale, 200 milioni di euro sono spesi in videosorveglianza

L’Italia soffre di uno dei più gravi digital-divide d’Europa, ma un euro ogni 10 dei fondi per connettere il paese sono invece stati investiti in telecamere per la sicurezza

FONTE: WIRED.IT – 22 OTTOBRE 2014 – RICCARDO SAPORITI

Gli abitanti di Telese Terme, settemila anime in provincia di Benevento, si sentono più sicuri: a vegliare sul loro paese c’è un nuovo impianto di videosorveglianza. E lo stesso vale per quelli di Toritto (Bari) e di Naro (Agrigento). Cosa unisce le telecamere di questi tre comuni? La provenienza dei soldi utilizzati per installarle. I sindaci di questi paesi, insieme a molti altri e ai presidenti di quattro regioni del Sud Italia, hanno finanziato l’acquisto con le risorse legate all’Agenda digitale, come si evince scorrendo i dataset pubblicati a metà settembre dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica del Mise sul portale Opencoesione.
Soldi che arrivano dai Fondi strutturali europei e dal Fondo statale per la coesione. Ora, certamente gli “occhi elettronici” installati saranno di ultima generazione, state of the art per dirlo con gli americani.

Ma che c’entra la videosorveglianza con l’innovazione?

Domanda legittima, specie se si pensa che i soldi spesi per le telecamere sono quasi il doppio di quelli utilizzati per garantire la connessione ad Internet in banda larga o tramite wi-fi, aspetti questi sì scritti in grassetto sull’Agenda digitale. Guardando agli oltre 2,2 miliardi stanziati per questo capitolo, la situazione è questa:

In pratica 207 milioni di euro, quasi un euro ogni dieci, sono serviti per installare telecamere. I quattro progetti più consistenti sono quelli che hanno visto protagoniste le regioni Sicilia, Puglia, Campania e Calabria, che hanno speso rispettivamente 49, 46, 45 e 43 milioni di euro in videosorveglianza. Ed è appunto in queste regioni che si concentrano i sindaci convinti che l’innovazione passi dalla videosorveglianza. Due le eccezioni, entrambe in Toscana: Fucecchio (Firenze), che ha “investito” 95mila euro, e Barga (Lucca), dove le telecamere sono costate 79mila euro. Per il resto si va dai 54mila euro spesi a Castelvetrano (Trapani) al milione e 300mila euro utilizzato in tandem dai comuni di Casal di Principe e Castel Volturno, tristemente noti per essere terre di camorra nel casertano.

Sono invece 116 i milioni legati al Fse e al Fsc utilizzati per migliorare l’accesso alla rete. La maggior parte, poco più di 103, per la posa della banda larga, i restanti 12,7 per l’installazione di reti wi-fi nelle piazze e nelle scuole. Il risultato è che per ogni euro speso per agganciare il Paese a Internet, quasi 2 sono serviti per renderlo più sicuro con impianti di videosorveglianza.

GRAFICO

Numeri che dicono come Riccardo Luna, recentemente nominato digital champion dal governo Renzi, abbia parecchio lavoro da fare per spiegare i veri scopi dell’agenda digitale.

Non basta? Tra le voci legate all’Agenda digitale ci sono anche 4,8 milioni di euro serviti a finanziare il passaggio al digitale terrestre di alcune emittenti televisive locali. Come a dire che il digital divide in Italia prima che infrastrutturale è soprattutto culturale.

http://www.wired.it/attualita/2014/10/22/videosorveglianza-per-200-milioni-i-fondi-dellagenda-digitale/

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