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Rapporto sull’andamento dell’innovazione in Europa

Per la strategia di sviluppo Europe 2020 l’innovazione tecnologica è uno degli elementi fondamentali da tenere sotto osservazione come garante della crescita economica dei Paesi Europei; per questa ragione il Rapporto sull’andamento dell’innovazione in Europa ha analizzato le forze motrici dei Paesi con il maggiore tasso di Ricerca e Sviluppo e le ragioni che stanno dietro alle diverse performance dei vari sistemi di Ricerca e Innovazione nazionali.

Il rapporto ha individuato tre fattori di rallentamento allo sviluppo dell’innovazione tecnologica: (1) mancanza di qualità della scienza di base; (2) debole contributo della scienza di base dell’economia e della società e (3) condizioni inadeguate per la Ricerca e lo Sviluppo e l’innovazione.

I paesi Europei sono stati classificati in quattro gruppi: innovation learders (Svezia, Germania, Danimarca e Finlandia); innovation followers,(Francia, Irlanda, Regno Unito, Olanda, Belgio, Austria, Cipro, Estonia); moderate innovators (Italia, Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo) e modest innovators (Bulgaria, Lituania e Romania). Le categorie centrali sono le più numerose.

Ai primi posti si trovano i Paesi con un altissimo livello di intensità di Ricerca e Sviluppo: Germania e Svezia. Questi Paesi, infatti, possiedo il più alto tasso di fattori cruciali quali: un’economia con una larga fetta di mercato nel settore dell’innovazione, aziende dall’alto tasso di sviluppo, un’importante produzione di brevetti e un livello di esportazioni molto competitive. Nonostante presentino un basso tasso di Ricerca e Sviluppo l’Irlanda e il Lussemburgo sono anche tra i Paesi con i migliori risultati, grazie all’alto livello di qualificazione della forza lavoro e all’esportazione di servizi ad alto fattore innovativo.

I tre Paesi con i più bassi tassi di performance sono la Bulgaria, la Lituania e la Lettonia che presentano contemporaneamente un basso tasso di Ricerca e Sviluppo, un numero bassissimo di rilascio di brevetti e di esportazioni.

L’Italia, che si trova tra i Paesi con un livello di innovazione moderata, dovrebbe intensificare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo e creare le condizioni per favorire l’innovazione e cambiamenti economici strutturali.

Il sistema italiano di Ricerca e Sviluppo soffre di una debolezza strutturale, presentando una percentuale bassa di laureati in ambito tecnologico e una debole propensione del sistema educativo in generale verso questo tipo di specializzazione. I recenti tagli alla ricerca hanno peggiorato la situazione.

Il panorama economico italiano è poi anche soffocato da un’eccessiva burocrazia, che causa significativi ritardi e ha un impatto negativo sull’innovazione, soprattutto quando avere un vantaggio sul mercato fa la differenza. A ciò si aggiungono altri ostacoli rappresentati dalla bassa disponibilità di capitali e la conseguente difficoltà a commercializzare i risultati della ricerca.

Per tutti questi motivi l’Italia è risultata appartenere al gruppo degli innovatori moderati sebbene sia stato registrato un trend positivo tra il 2007 e il 2012. L’Italia, inoltre, presente un forte potenziale innovativo grazie all’alto tasso di innovazione presentato dalle piccole e medie imprese e alla qualità dei risultati scientifici.

La ricerca ha infine rilevato che, ad oggi, l’Italia è tra i Paesi che hanno partecipato più attivamente al Settimo programma quadro europeo per il finanziamento della ricerca e lo sviluppo tecnologico ricevendo circa 3.3 miliardi di Euro di contributi, ciononostante, non è stata in grado di allocare queste importanti risorse proficuamente. La collaborazione tra pubblico e privato in Italia, infatti, è molto meno radicata rispetto agli altri Paesi Europei. Gli investimenti pubblici nella ricerca finanziata da imprese private rappresentano solo lo 0.013% del PIL contro la media europea dello 0.052%.

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