Ambrosetti pubblica la mappa dell’Italia che scommette sull’innovazione


Il Rapporto della Community Innovazione e tecnologia di Ambrosetti Club sull’ecosistema dell’innovazione italiana.

Ambrosetti pubblica la mappa dell’Italia che scommette sull’innovazione

Un rapporto fa il punto sull’ecosistema nostrano della ricerca e dello sviluppo: le università non sfornano risorse adeguate ma la percezione delle aziende sta cambiando in meglio. Nei prossimi tre anni cresceranno le assunzioni ad alta e media specializzazione

Fonte: Wired.it – di Simone Cosimi – 26 maggio 2015

Nel corso dell’ultimo Technology Forum organizzato da The European House-Ambrosetti è stato presentato dal managing partner Valerio De Molli un rapporto sull’ecosistema dell’innovazione italiana. Una sorta di mappa per orientare le scelte strategiche del Paese in questo campo. Dal 2012 viene aggiornata annualmente dalla Community Innovazione e tecnologia di Ambrosetti Club. L’edizione 2015 parte dallo stato dell’arte e dalle ultime mosse governative per estendere l’analisi alle tendenze dell’innovazione nelle maggiori aziende italiane.

Cinque gli ambiti su cui insistere per fare in modo che l’innovazione, e nel dettaglio gli investimenti in ricerca e sviluppo, facciano sentire il loro peso sulla crescita. Dal quadro legislativo per operatori pubblici e privati agli incentivi per gli investimenti di rischio passando per la cooperazione fra ricerca e aziende, lo sviluppo di compagnie innovative che si lancino oltre le nanodimensioni delle startup e la capacità di attrarre cervelli e talenti dall’estero.

Secondo i dati dell’Ambrosetti Innosystem Index, l’indicatore che al Technology Forum stila la classifica dei più virtuosi ecosistemi per l’innovazione confrontando i Paesi più performanti, l’Italia rimane penultima nel campione ma migliora il suo punteggio complessivo rispetto al 2014 (da 2.98 a 3.34). Ai vertici, secondo l’analisi di Ambrosetti, Svizzera, Corea del Sud e Singapore. Più distanti Stati Uniti, Svezia, Finlandia e Francia.1432558840_regioni-600x335Da quest’anno l’indicatore spinge l’analisi anche alle regioni italiane. Le migliori in termini di innovazione sono Lombardia,Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Veneto. Chiudono la classifica Valle d’Aosta, Sardegna e Calabria.

Il rapporto segnala anche molti dei provvedimenti messi in campo da Governo e Parlamento per spingere la creazione di un ecosistema efficace, dal Fondo per progetti di Ricerca e sviluppo nelle Pmi e nelle imprese a media capitalizzazione del giugno 2014 a quello per la Crescita sostenibile dello scorso dicembre passando per altri progetti come il PhD ITalents del ministero dell’Istruzione o il Bando per i progetti transazionali nelle biotecnologie del ministero per lo Sviluppo economico. E ancora altri provvedimenti di cui abbiamo dato conto, dall’Investment Compact al bando Smart&Start fino al visto lampo per chi voglia lanciare una startup . La raccomandazione è continuare su questa strada.

Anche perché il momento sembra propizio: l’osservatorio di Ambrosetti Club sul sentiment dei vertici aziendali coglie infatti un incremento dell’orientamento a investire in innovazione e ad assumere personale qualificato per la R&S nel nostro Paese nell’arco del prossimo triennio. In particolare, il 52% degli intervistati crede che assunzioni e investimenti aumenteranno nel 2015 e l’88% entro il 2018. Pare che, in generale, esca un miglioramento nella percezione delle opportunità offerte dall’Italia in questo settore: le risposte negative, di chi cioè non la ritiene una piazza adeguata a fare innovazione, sono crollate nel giro di un anno dal 52 al 32,4%. Un segnale che si aggiunge ad altri, già visti, che lasciano ben sperare.

Sei le direzioni, anzi le abilità, individuate dalle aziende per continuare a consolidare questo percorso di crescita: dall’innovation/change management al data management fino al 3d design e al risk management. Qualità che tuttavia il sistema dell’istruzione fatica a sfornare: per il 70% degli intervistati le università italiane non producono risorse adeguate alle sfide del mercato del lavoro futuro. Dovrebbero puntare a un miglioramento nelle classifiche internazionali, in grado di innescare un circolo virtuoso e attrarre nuove leve da ogni parte del mondo, che faccia leva sulla specializzazione. Un approccio ancora piuttosto limitato a pochi atenei d’eccellenza.

Il documento fa infine il punto sulle principali dinamiche che stanno modellando la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, cioè la progressiva integrazione dei “vecchi” processi fisici all’economia digitale e ai suoi vantaggi: big data, automazione e intelligenza artificiale, connettività diffusa, disintermediazione. “Presto per dire quali tecnologie diventeranno gli standard di domani – si legge nel rapporto – ma è comunque necessario mutare approccio strategico che ridisegni i processi produttivi in modo che si adattino e integrino con le soluzioni tecnologiche oggi a disposizione”.

Un cambiamento dei paradigmi che non potrà non farsi sentire, come sta già facendo, nel comparto occupazionale dove, sottolinea il rapporto Ambrosetti, i nuovi posti di lavoro saranno ad alta (27%) e media (41%) specializzazione ed elevato valore aggiunto. Fra 2014 e 2018 cresceranno anche le professioni intellettuali e scientifiche, dagli ingegneri ai docenti passando per matematici e chimici.

http://www.wired.it/economia/business/2015/05/26/ambrosetti-mappa-dellinnovazione-italiana/