Una su tre non ce la fa

Il 36% delle famiglie italiane non è fornita di collegamento internet e il 43% degli italiani dichiara di non utilizzare internet. I dati ISTAT del 2014 ci danno un quadro sull’attuale diffusione delle tecnologie delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane.

Fonte: Tech Economy – data 09/01/2014

Ogni anno le festività di fine anno ci regalano i dati ufficiali dell’ISTAT sulla diffusione delle tecnologie digitali nelle famiglie italiane.
E puntualmente ci risvegliamo dal sogno e scopriamo di essere ancora molto più analogici di quanto ci auguriamo e, in realtà, sarebbe auspicabile e necessario per cogliere appieno i benefici della rivoluzione digitale tanto agognata.

Sconforto. Il bicchiere rimane innanzitutto mezzo, o meglio per un terzo, vuoto. Il 36% delle famiglie non dispone tuttora di un collegamento a Internet, valore che ci conferma nelle posizioni retroguardia delle classifiche europee. Giocando sul bicchiere mezzo pieno, l’ISTAT ci spiega però che il 57% degli italiani (6+ anni) utilizza Internet, ma questo significa naturalmente che il 43% non lo fa ancora. Se poi ci soffermiamo sugli utenti Internet giornalieri, scopriamo che solo meno del 40% si collega quotidianamente. In sintesi, gli italiani che non hanno mai utilizzato Internet sono quanto il totale degli occupati.

Divari digitali. Abbiamo ormai metabolizzato il fatto che la presenza di minorenni è sinonimo di presenza di Internet nelle case (quasi il 90%), mentre per le famiglie di ultrasessantacinquenni tale valore precipita al 16%. A livello territoriale rimangono circa dieci i punti percentuali del divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno, così come quello di genere. L’utilizzo di Internet cresce fino a quasi il 95% dei diciottenni, per poi scendere fino a meno del 25% quando ci avviciniamo all’età della pensione. Allo stesso tempo, il primato dell’utilizzo della rete se lo contendono gli studenti e la categoria direttivi/quadri/impiegati (oltre il 90%), mentre le cenerentole rimangono i pensionati e le casalinghe (sotto il 25%). Ci sono divari e divari.

Avanti piano. Il fatto di assurgere agli onori della cronaca sotto l’albero natalizio non consente però di prevedere cambiamenti radicali. La crescente esposizione digitale e il ricambio generazionale portano un miglioramento incrementale, ma inesorabilmente lento (meno di 3 punti percentuali nell’ultimo anno). Quando si pensa a nuovi investimenti per infrastrutture e servizi digitali non si può prescindere da questa realtà.

Feticci digitali. Mentre sono ormai numerose le dotazioni tecnologiche che non crescono più o addirittura si contraggono leggermente, come ad esempio le fotocamere digitali, i lettori di DVD, ma anche l’antenna parabolica, la dotazione di cellulari sfiora ormai il 95% delle famiglie. Il futuro è mobile e lo sarà sempre di più, ma già oggi quasi il 55% dei cellulari sono abilitati alla navigazione su Internet, valore destinato rapidamente ad aumentare nei prossimi anni, anche grazie all’elevato tasso di sostituzione. Di fatto tra pochi anni tutti gli italiani saranno potenzialmente in rete e, verosimilmente, diventeranno perlomeno utenti inconsapevoli per l’utilizzo di alcune funzionalità elementari legate alla comunicazione.

La memoria nelle nuvole. Come negli altri Paesi, ma da noi in modo ancora più marcato, Internet è definitivamente uno strumento di interazione sociale, di intrattenimento e d’informazione. Senza dimenticare però che ormai quasi un utente Internet su due ha un’esperienza di acquisto in rete. Per la prima volta viene posta una domanda esplicita sui servizi cloud (si è fatto ricorso ai servizi di archiviazione sul web per salvare o condividere documenti, immagini o altri file?), con poco meno del 30% di risposte affermative, ma altrettanti rispondenti che non sanno di cosa si sta parlando. In realtà, cosa facciamo quando utilizziamo la maggior parte dei social network?

Non vedo, non sento, non parlo. Si moltiplicano gli sforzi per comprendere le motivazioni del mancato utilizzo della Rete. Cambia l’ordine dei fattori, ma la sostanza rimane immutata. Chiamiamola mancanza di gradimento o interesse (29%), non conoscenza (28%), incapacità di utilizzo (27%), inutilità (24%), pesi che in realtà si modificano più in relazione della formulazione del quesito che per cambiamenti reali nelle determinanti. Come spesso accade, le risposte sono multiple e molteplici.

http://www.techeconomy.it/2015/01/09/non-ce-fa/